lavoretti

  • Inizio cantiere (senza fine)

    Uno spazio occupato deve fare i conti con tante cose. Innanzitutto, l’ambiente ostile. E non parliamo soltanto dell’aspetto che magari può apparire più eclatante, quello di sorveglianza e repressione. Ostile è anche e soprattutto un mondo dove tutto è merce, e uno spazio sottratto alla dinamica della merce è semplicemente inconcepibile. Possiamo scrivere il contrario su tutte le superfici, dirlo prima durante e dopo le iniziative, resta il fatto che spesso gli spazi sociali vengono approcciati in maniera del tutto simile a un qualsivoglia luogo di consumo. Alternativo magari, ma pur sempre consumo. Sì, accadono effettivamente delle cose bislacche, anche a una prima impressione. Se ho sete mi danno da bere e se ho fame si mangia insieme. Posso starci il tempo che voglio e non mi chiedono di acquistare nulla. Non sono previsti costi di ingresso o iscrizione. Qualcuno pulisce i cessi, e sembra farlo senza alcun tornaconto. Forse sono stupidi. Di sicuro sembrano prendere decisioni immancabilmente antieconomiche. A sentir loro tutto è politico. Farneticano di mutuo appoggio.

    Triste ma vero, possiamo transitare in uno spazio occupato e limitarci a esperire questo lieve senso di irrealtà, completamente alienatx. Semplicemente, siamo del tutto disabituatx all’idea che esistano luoghi strappati a mercificazione e sfruttamento, e non orientati al profitto.
    Certo, abitare consciamente uno spazio di lotta non è “gratis”, al contrario, ha dei costi notevoli in termini di rischi, fatica, mancanza di mezzi. Sebbene le occupazioni siano il luogo migliore dove sperimentare nuovi mondi e allo stesso tempo contendere spazio all’esistente con cui siamo in rotta, non sempre realizzare ciò che ci prefiggiamo è così immediato. Gli spazi di cui ci riappropriamo sono abbandonati, devastati o deliberatamente oggetto di incuria, necessitano di manutenzione costante, e spesso sembra di inseguire la loro mera sopravvivenza, a forza di toppe e puntelli (in tutti i sensi). Ma non è così. Piano piano, tra mille difficoltà, si scopre che è possibile costruire – o, perché no, distruggere – qualcosa.

    Questo per dire che, sempre troppo tardi e dopo anni di desiderare apparentemente privo di conseguenze, in queste settimane sono finalmente partiti i lavori per rendere lo spazio compiutamente accessibile. Il piano è dedicare questo periodo agostano alla rimozione delle barriere architettoniche e alla realizzazione di un bagno accessibile a chi si sposta in sedia a rotelle.
    Se il contesto ci è ostile, questo è vero anche perché nulla è neutro, tantomeno l’architettura. Ebbene, smontiamo ‘sta merda di mondo inaccessibile. Oggi le barriere architettoniche, domani le frontiere e il filo spinato.

    Pur partendo da una situazione privilegiata rispetto ad altri spazi (un elemento su tutti: siamo al piano terra e quasi senza scale), restano comunque da fare alcuni interventi. Se hai esperienza riguardo lavori di questo tipo, o se al contrario vuoi sperimentare cosa significa contribuire all’accessibilità di un luogo, o se più semplicemente vuoi evitare sole, sabbia e acqua salmastra: appuntamento mercoledì 5 agosto dalle 17h00! E se va per le lunghe (quasi certamente lo farà) alle 21h30 c’è la cineminiroulette.

    Calendario in aggiornamento:

    • mercoledì 5 agosto dalle 17h00;