concerto

  • Un libro illegale

    Migliaia e migliaia di italiani in queste ore lavorano perché tutto funzioni durante le Olimpiadi. Tantissimi lo fanno da volontari, perché vogliono che la loro Nazione faccia bella figura, che sia ammirata e rispettata. Poi ci sono loro: i nemici dell’Italia e degli italiani, che manifestano “contro le Olimpiadi”

    Giorgia Meloni sulle contestazioni alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.

    C’è dell’involontaria poesia nella prosa rivelatrice di Giorgia Meloni.

    Migliaia e migliaia di italiani

    Lezione numero uno delle arringhe demagogiche: alludere sempre a grandi numeri, che siano orde di invasori o falangi di sostenitori.

    Lavorano

    Lavorano? Come il personale delle pulizie dei lussuosi hotel milanesi, pagato a cottimo e in condizioni prossime alla servitù per pulire camere da 800€ a notte? Come il vigilante morto di freddo per 5€ l’ora mentre montava la guardia in un cantiere di Cortina? O come le persone strozzate dal caro affitti ed espulse dai propri quartieri in nome del profitto e della speculazione?

    Tantissimi lo fanno da volontari

    Giustappunto. Una volta di più suggeriamo l’accostamento ossimorico del lavoro-volontariato, così che non venga in mente di lamentarsi per le paghe irrisorie. Dopotutto, c’è chi lavora per niente.

    Perché vogliono che la loro Nazione sia ammirata e rispettata

    Finalmente possiamo gettare la maschera dello sport e dello spirito olimpico. Dietro c’è la consueta Nazione con la N maiuscola. In buona compagnia di altre Nazioni dalle N maiuscole, da ammirare e rispettare, possiamo ad esempio nominare Israele, con la sua agenda coloniale e genocida, o gli USA, con l’ICE al seguito.

    E infine Loro. I nemici dell’Italia e degli italiani

    Che, pensate un po’, manifestano

    Come osano?

    Nazione e nemico. Retorica puntellata a forza di decreti Sicurezza, in vista della necessità di mantenere con violenza un ordine delle cose sempre più intollerabile. Nazione e nemico. Perché la guerra viene sempre preparata al passo del militarismo e annunciata dal suono della fanfara nazionalista. Nazione e nemico. Perché non si dà guerra fuori dei propri confini senza che vi sia guerra all’interno di essi (il che la dice lunga sulla natura dei confini, e sulla loro reale funzione).

    Contro questo immaginario mortifero e le pratiche da esso fondate, sabato 21 febbraio, dalle 17h00, ci vediamo al Turba per la presentazione del volume collettivo Questo libro è illegale. Contiene parole che insidiano la “sicurezza”, a cura di Osservatorio Repressione e Volere la Luna, Altreconomia edizioni, 2025. Interverranno due tra lx tantx autorx del testo, Enrica Rigo e Livio Pepino e sarà presente Francesco di Pietro, avvocato ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione.

    Dalla Premessa del libro:

    “Questo libro è illegale”: un titolo per dirlo.

    Per dire che non ci riconosciamo in una legalità autoritaria preordinata a tutelare lo status quo. Per dire che il nostro riferimento sono le libertà e i diritti (riconosciuti, del resto, dalla Costituzione repubblicana) e non il Testo unico di Pubblica Sicurezza. Per dire che il mondo che vogliamo si fonda sul diritto alla felicità per tutte e tutti (antica ambizione delle stesse costituzioni liberali) e non sull’ossessione della paura. Per dire che il diritto penale e il carcere sono misure eccezionali e non strumenti di governo ordinario della società. Per dire che il conflitto sociale non è un fatto eversivo ma il motore dell’emancipazione delle persone. Per dire che i migranti, i marginali e i ribelli non sono i nemici della società ma i costruttori (spesso sensibili e sofferenti) del futuro che ci aspetta.

    Oggi non è così. Lo sappiamo bene. Vediamo, intorno a noi, i tratti di uno Stato di polizia, la crescita delle istituzioni chiuse (il carcere, i centri di detenzione per migranti e non solo), la criminalizzazione di vaste aree sociali, l’inasprimento delle pene, la trasformazione del pensiero dominante in pensiero unico, la qualificazione del dissenso come reato, l’emergere di un rancore sociale sordo e ostentato. Il tutto in un quadro di nazionalismi esasperati e della rivendicazione anche teorica della violenza e della guerra (di una guerra che ricorre finanche al genocidio) come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e di normalizzazione delle società.

    Lo sappiamo. Ma non ci rassegniamo.

    A seguire cena e insicurezza uditiva con:

    Avalon (krautrock)

    The Big Gloom (blackened sludge)

    Pensieri Oltre (estremismo sonoro)

    In collaborazione con:

    Altreconomia

    Osservatorio Repressione

    Volere la Luna

    Ponte Solidale (con il contributo del progetto “Alla ricerca di equi-libri” L.R. 06/02/2007 n.3 – Diffusione del commercio equo e solidale in Umbria).

  • Terraliquida a Perugia

    Due destabilizzanti dì di dissesto.

    sabato 31/01 e domenica 01/02 Terraliquida al Turba!

    Terraliquida è un collettivo di volontar* e attivist*, che mettono a disposizione tempo e competenze per fronteggiare emergenze postalluvione, partecipando a reti di solidarietà attiva.

    Terraliquida raggiunge anche le piccole realtà abbandonate dalle amministrazioni locali e porta soccorso dove le organizzazioni più grandi non riescono o non hanno interesse ad arrivare. In questo senso si oppone attivamente alla strategia di spopolamento forzato delle zone marginali, cercando invece di elaborare e realizzare nuovi modelli ecologici di vita e di convivenza sul territorio.

    Contro il dissesto idrogeologico permanente.

    Programma

    Sabato 31/01, dalle ore 16h00:

    Terraliquida si presenta; amabili chiacchiere su emergenze permanenti e possibili risposte dal basso;

    cena (il ricavato andrà a sostegno dei progetti futuri di Terraliquida – che prevedono un furgone attrezzato, dai un’occhiata qui).

    A seguire dissesto fonogeologico da Firenze con Meifu (doom e psichedelia) e Donald Mortem (powervirulence).

    Area distro distrofica.

    Domenica 01/02, dalle ore 13h00:

    pranzo bellavita;

    workshop street medics: scambio autoformazioni su primo soccorso in mezzo al disastro, umano e climatico.

  • Colpevoli di Palestina

    Venerdì 16 gennaio, in Abruzzo, si terrà l’ultima udienza del processo ad Anan, Ali e Mansour. Sotto al tribunale de L’Aquila – via XX settembre 68, L’Aquila (AQ) – ci sarà un presidio in sostegno agli accusati, dalle ore 9h30. La resistenza non si arresta!

    In serata a Perugia ospiteremo invece un’iniziativa in solidarietà ad Anan, Ali e Mansour.

    In programma alle 19h001 la proiezione di Colpevoli di Palestina (2025), documentario di Giacomo Villa. Un’inchiesta sul processo ad Anan Yaeesh, accusato di terrorismo per aver preso parte alla resistenza palestinese in Cisgiordania. Anan viene arrestato in Italia nel 2024, su richiesta di Israele, a fini di estradizione. Quest’ultima impedita da un’istanza della difesa, che sottolinea come lx detenutx palestinesi nelle carceri israeliane vengano sottopostx a tortura. Lo Stato italiano decide allora di farsi vicario di Israele, e non pago di incarcerare Anan, detiene anche due suoi amici, Ali Irar e Mansour Doghmosh: questo al solo scopo di potersi avvalere del celeberrimo 270 bis, articolo che punisce i reati associativi e che spesso viene accollato con elaborate coreografie carpiate per reprimere più duramente le lotte sociali. La pellicola alterna la cronaca delle udienze alle voci che non hanno trovato spazio nelle aule di tribunale: le testimonianze dirette provenienti dalla Cisgiordania occupata, i pareri di espertx e studiosx, le grida di solidarietà sotto le mura del carcere.

    Dopo la proiezione, con il collettivo All Eyes on Palestine, ci sarà occasione di fare due chiacchiere e ricevere aggiornamenti sulla vicenda di Anan, tuttora imprigionato nella Casa Circondariale di Melfi. A seguire cena benefit per le spese legali e catarsi sonora con Discordia e Nasty Nielsen.

    Anan libero, resistere a genocidio e occupazione coloniale non è un crimine, e se lo è, siamo tuttx colpevoli. Colpevoli di Palestina.

    Dal carcere di Melfi
    e fino in Israele
    fuori tuttx dalle galere!
    1. non lo diciamo mai, ma ovviamente è aperto da prima, ché ci tocca cucinare, rassettare, sistemare, pulire, scaldare la sala, fare soundcheck… Insomma, se volete venire in anticipo e vederci nel panico, quando siamo a un passo dal decidere che per il bene della popolazione palestinese è meglio se evitiamo del tutto, ma chi ci pensiamo di essere? ecco. Potete venire. Dateci una mano ↩︎
  • Tronchese

    Domenica 7 dicembre 2025.

    Tronchese – contro le sbarre, da entrambi i lati.

    Due presentazioni, due live, tante altre cose.

    Scarceranda 2026 (alle 17h00)

    Dal 1999 l’agenda contro il carcere, giorno dopo giorno. Scarceranda viene donata alle persone prigioniere che ne facciano richiesta o segnalate a Radio Onda Rossa, che provvede alla spedizione postale in carcere. Questo è possibile grazie al sostegno di chi, liberx, “acquista” Scarceranda: per ogni copia comprata fuori, una viene mandata dentro.

    Potete contribuire alle edizioni future di Scarceranda con i vostri disegni e scritti: saggi, racconti, poesie, ricette culinarie (l’agenda ospita le Ricette evasive: di facile preparazione servendosi del fornelletto, pensate soprattutto per chi è prigionierx, riutilizzando parte del vitto fornito dall’amministrazione penitenziaria).

    Se volete far giungere la Scarceranda in carcere a una persona specifica, potete comunicare a Radio Onda Rossa il nominativo dellx prigionierx e l’indirizzo, avendo premura di indicare la città, il carcere e possibilmente anche la sezione.

    Perché di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva.

    Mai farsi arrestare di venerdì (alle 19h00)

    Un libro che sin dal titolo è un ottimo suggerimento, ma non solo. Mai farsi arrestare di venerdì. Memoir di un’esperienza carceraria con poesie d’amore verso la fine del mondo, di Sara Caterina Tzarina Casiccia, Eris edizioni.

    Questo testo parla di carcere, di misure repressive, di corpi femminili e corpi che non sono liberi di muoversi, ma anche di lotta, di voglia di usare un linguaggio diverso per raccontare tutte queste esperienze perché a volte certe parole sono fredde e non riescono a rappresentare il proprio vissuto. È così che la saggistica si mescola con la poesia. Un modo per condividere il senso di solitudine, il sentirsi intrappolate, la sensazione di esilio che si vive quando non si è libere di spostarsi perché libere non lo si è completamente. Questo è soprattutto un racconto autobiografico, tra prosa, poesia e saggistica. Un memoir che parte da un’esperienza personale in carcere, in Spagna, non per far conoscere solo la propria storia, ma soprattutto quella delle altre persone che l’autrice ha incontrato tra le mura della prigione. Allo stesso tempo questa è una riflessione su che cos’è il carcere e cosa vuol dire starci dentro, riflessioni politiche, ma soprattutto umane ed empatiche.

    Porque no estamos todas, faltan las presas – perché non ci siamo tutte, mancano le prigioniere.

    Doppio concerto, perché galere e CPR non ne vogliamo più

    ATSL – Attempt to Somebody’s Life (Firenze): presentano la loro nuova opera CYRENE. Non un semplice disco, ma un atto d’accusa e ribellione: un concept album imperniato, traccia dopo traccia, sulla denuncia dei crimini commessi contro i migranti nei lager libici.

    Nueva Isla Kilombo (Perugia): spazio di resistenza e guerriglia sonora. Piccole sommosse rumorose e liberatrici.

    A intervallare silenzio e rumore, cena benefit Radio Onda Rossa e ludopatia solidale con La Smorfiosa – tombola sovversiva autoprodotta.

    Per tutta la durata dell’iniziativa, sarà possibile scrivere/disegnare contributi per Scarceranda 2027 in un ambiente tranquillo e fornito di materiale (se però vuoi portarne da casa torna sempre utile). Nello spazio è inoltre presente un angolo con buste, carta da lettere e un indirizzario il più possibile aggiornato per scrivere allx prigionierx.